Lo zainetto è pronto. E il resto?

Lo zainetto è pronto. E il resto?

Inserimento e rientro a scuola: il corredo è pronto. Ma tu, genitore, sai a cosa devi prepararti? 

Che si tratti di Nido, scuola materna o scuola elementare, a settembre ci concentriamo su tutto quello che si può preparare in anticipo: lo zainetto, il cambio, la borraccia, le matite tutte etichettate, il grembiule con il nome scritto dentro. È rassicurante, in fondo, occuparsi delle cose concrete, perché ci dà la sensazione di avere pensato a tutto.

Zainetto Gattina

Poi la scuola comincia davvero e ci accorgiamo che la parte meno prevedibile non era affatto il corredo.

Era il bambino.

L’inizio o il ritorno alla scuola dell’infanzia può infatti portare con sé qualche cambiamento che, visto da casa, sorprende. Non parliamo necessariamente di grandi crisi o difficoltà evidenti; a volte sono sfumature, piccoli passi laterali, richieste che sembravano superate e che improvvisamente ricompaiono. Sapere che può succedere aiuta soprattutto noi adulti a non leggere subito ogni variazione come un problema.

Potrebbe tornare a scegliere giochi che ritenevi superati

Un bambino che durante l’estate sembrava interessato a giochi sempre più strutturati e complessi può ricominciare a cercare un vecchio incastro, una torre semplice, un pupazzo che non considerava da mesi o un gioco che, ai nostri occhi, appartiene a una fase precedente. Succede anche con giochi educativi che magari avevamo già accantonato, convinti che fossero diventati troppo semplici per lui. Ma quindi l'inizio della scuola è per forza un passo indietro?

È facile che ci venga spontaneo pensare: ma questo ormai è da piccoli. Qualche volta lo diciamo anche ad alta voce, magari aggiungendo: "adesso sei grande, vai a scuola: questo è troppo da piccoli".

Il rischio, però, è che proprio in un momento in cui il bambino sta già facendo i conti con qualcosa di nuovo, poco prevedibile e che per certi versi genera anche una certa forma d'ansia, gli arrivi un messaggio ulteriore: adesso devi essere più grande anche qui. Devi lasciarti alle spalle ciò che conoscevi. Devi dimostrare di essere pronto. Altra pressione.

Zainetto Leone il pirata

Un gioco familiare può invece fare esattamente il contrario. Proprio perché non presenta sorprese, non chiede nuove competenze e non mette alla prova, può diventare uno spazio in cui il bambino ritrova una sensazione di padronanza e di continuità. A scuola ci sono persone diverse, ritmi diversi, regole nuove, spazi da imparare a conoscere; a casa, invece, tornare a qualcosa che conosce bene può offrirgli una piccola zona di sicurezza e agio emotivo. E questo vale anche per quei giochi educativi che, agli occhi degli adulti, sembrano ormai “superati”.

Non significa che abbia interrotto il suo cammino di evoluzione che tanto apprezziamo e sosteniamo, né che stia tornando indietro perdendo qualcosa. Potrebbe semplicemente avere bisogno, per un po’, di appoggiarsi anche a ciò che gli è già noto mentre tutto il resto cambia.

Potrebbe chiederti aiuto nelle abilità che aveva acquisito

Sta per iniziare la scuola e un bambino che prima si infilava le scarpe senza problemi, improvvisamente vuole che lo aiutiamo. Oppure chiede di essere vestito, cerca più contatto, vuole essere accompagnato in gesti che fino a poco prima gestiva in autonomia.

La reazione adulta, comprensibilmente, è spesso quella di ricordargli che sa farlo: "dai, questo lo fai benissimo da solo".

Ma saper fare qualcosa e sentirsi sempre pronti a farla sono due cose diverse. A inizio scuola, quando una parte importante delle energie mentali ed emotive viene utilizzata per orientarsi in un ambiente nuovo, come ad esempio stare dentro un gruppo, seguire indicazioni e regolare emozioni che magari non riesce ancora a raccontare bene, a casa può emergere il bisogno di essere sostenuto un po’ di più.

Topani House | Centroscuola

Questo non significa tornare a fare tutto al posto suo. Anzi, proprio perché l’autonomia resta importante, può essere utile trovare una via intermedia: esserci, accompagnare, alleggerire quando serve, senza sostituirsi sistematicamente.

A volte basta iniziare insieme una cosa che poi il bambino conclude da solo. Oppure rallentare, invece di intervenire subito. O ancora offrire aiuto solo nel passaggio che in quel momento sembra più faticoso.

Concedere un po’ più di sostegno, quindi, non significa smontare l’autonomia costruita fino a quel momento. Significa riconoscere che anche un bambino competente può attraversare fasi in cui ha bisogno di appoggiarsi un po’ di più all’adulto, senza che questo diventi una nuova abitudine fissa.

E poi c’è il grande classico: “Allora, cos'hai fatto?” “Niente”.

Per noi genitori il primo giorno di scuola può essere pieno di domande ancora prima di arrivare al cancello. Vorremmo sapere con chi ha giocato, cosa ha fatto, se ha mangiato, se si è divertito, se qualcosa lo ha disturbato. Il bambino esce e, dopo ore di attesa, ci regala magari un “bene” seguito dal silenzio.

Non sempre, soprattutto nei primi anni, la giornata viene restituita attraverso un racconto ordinato. Ci sono esperienze che il bambino ha vissuto intensamente ma che non riesce ancora a trasformare in parole, oppure semplicemente non ha voglia di farlo nel momento in cui glielo chiediamo.

Album fotografico morbidoSpesso è nel gioco che qualcosa riaffiora con più naturalezza: una bambola che fa capricci, due animali che litigano per lo stesso oggetto, un pupazzo che viene messo in fila mentre un altro decide le regole. Non significa che ogni scena debba essere interpretata come una confessione o che il genitore debba mettersi a cercare significati nascosti. Sarebbe faticoso per entrambi.

Può però essere utile ricordare che il gioco simbolico è anche uno dei modi con cui i bambini rimettono in ordine quello che hanno vissuto. Per questo, qualche volta, invece di fare la decima domanda della giornata, può valere la pena sedersi accanto a loro e lasciare che il gioco faccia il resto.

Accompagnare senza avere fretta

L'inizio della scuola a settembre chiede molto ai bambini, anche quando sembra che tutto stia andando bene. Chiede di adattarsi, osservare, capire, separarsi, ritrovarsi, stare con altri bambini e accettare che non tutto funzioni come a casa.

Set Casette in silicone

Forse, allora, uno dei compiti più importanti per noi adulti non è anticipare ogni difficoltà, ma imparare a riconoscere quei piccoli segnali senza trasformarli subito in un allarme. E magari darsi il tempo di rifletterci un pochino prima del momento fatidico, in modo tale da crearsi scenari quotidiani possibili senza esserne spaventati.

Lo zainetto possiamo prepararlo nei minimi dettagli.

Per tutto il resto, può essere utile lasciare e lasciarsi un po’ di spazio.

Lascia un commento

Nota bene: i commenti devono essere approvati prima della pubblicazione.

logo-paypal paypal