Giochi, Legno, Bambini: la triade perfetta

Giochi, Legno, Bambini: la triade perfetta

Perché i giochi in legno sono educativi

Mai sentito dire che offrire al bambino un giocattolo in legno è meglio? L’opinione circola parecchio, sia in Rete sia tra educatori e pedagogisti. Ma perché esattamente dovremmo preferire giochi per bambini in legno?

CRESCERE BENE CON I 5 SENSI

I bambini basano molta parte della loro crescita sulle esperienze sensoriali: i 5 sensi, infatti, giocano un ruolo chiave nel loro sviluppo, soprattutto nella fascia d’età 0-6 anni e con un netto picco intorno ai 2 anni.
L’adulto basa le proprie esperienze percettive in larga maggioranza sul senso della vista: avendo già una conoscenza del mondo piuttosto variegata, restringe in qualche modo il campo sensoriale e, in genere, opta per la vista come senso preferenziale di apprendimento ed elaborazione. In altre parole, valutando solo l’aspetto quantitativo (e non altri, come ad esempio quello dell’impatto emotivo) l’adulto si basa molto su ciò che vede e ricerca molto meno le esperienze percettive legate agli altri sensi, per quanto positive.
Nel caso del bambino la cosa è nettamente diversa: la vista è solo uno dei cinque sensi grazie ai quali apprendere e, almeno, inizialmente non certo quello prevalente. Basti pensare alla centralità del senso dell’olfatto nei neonati che riconoscono istantaneamente l’odore della mamma da quello di chiunque altro.
Per i bambini è essenziale apprendere da tutti e 5 i sensi: li utilizzano in maniera del tutto spontanea (è un bisogno), si divertono a utilizzarli (è divertente) e grazie a essi imparano con maggiore efficacia (è utile).
Vediamo insieme in che maniera i giochi di legno nutrono queste esigenze di base.

Tatto: il legno è vivo

L’imperfezione tattile del legno, le sue nervature percepibili attraverso le dita, le porosità, la discontinuità materica, il suo calore, rappresentano tutti elementi di grande interesse per il bambino e si contrappongono nettamente alla sterile fissità e uniformità della plastica. Potremmo sintetizzare al massimo constatando che la plastica è un materiale artificiale, freddo e in definitiva morto, mentre il legno è un materiale naturale, caldo e vivo.
Poiché il bambino non vive di concetti e razionalità, ma vive prevalentemente di sensi e sensazioni, la sua capacità di cogliere intimamente che il legno è, per l’appunto, un materiale vivo è più che mai spiccata: e questo vale tanto quanto più è piccolo il bambino.
Nel suo costante cercare di conoscere il mondo anche attraverso i sensi, l’esperienza tattile del legno, sia manuale sia orale, appaga la sua ricerca, dà in qualche modo risposta alle sue curiosità inespresse e si sintonizza meglio con la sua natura di essere vivente.

Vista: il legno è interessante

Disuniformità, nodi, nervature così interessanti dal punto di vista tattile lo sono anche per la vista. Per l’adulto, soprattutto in epoca moderna, spesso concetti come bellezza, perfezione e gradevolezza sono associati a un principio di uniformità: basti pensare al concetto di design minimal che impera oggi, con le sue tipiche superfici uniformi, lucide, visivamente compatte. Questo non accade per i bambini, per i quali diverso = interessante. L’occhio e il cervello non smetteranno di studiare le superfici visivamente disuniformi, elaborarne le caratteristiche e trovarle curiose e degne di approfondimento. A tutto beneficio, peraltro, del tempo che il bambino trascorre in autonomia poiché assorto nell’attività di osservazione. Dai 18 mesi in particolare il senso della vista raggiunge un nuovo grado di maturità e il bambino osserva e apprezza i dettagli.

Gusto e olfatto: il legno è buono!

Senza dubbio i giocattoli in legno hanno una loro spiccata anima in termini di sapore e odore. Avete mai provato ad annusare e assaggiare i giochi di legno dei vostri bambini? In quest’ottica hanno un loro carattere ben preciso e se mentre lo fate chiudete gli occhi vi ricondurranno direttamente all’albero da cui sono stati ricavati e all’unicità che li contraddistingue. Niente a che vedere con la neutralità della plastica che non vi riporterà in alcun luogo, se non allo stampo in cui è stata colata in serie.

Udito: il legno è gentile

I giocattoli in legno producono un rumore tendenzialmente sordo. Come mai è importante che i bambini siano attorniati anche da oggetti che producono rumori sordi? Perché disturbano meno! E non stiamo parlando solo del disturbare meno l’inquilino della porta accanto, bensì di stimolare il senso dell’udito, e in tal modo il cervello, con input gentili. Ma perché richiamiamo l’attenzione sull’importanza degli input gentili? Perché i bambini si ritrovano immersi in un ambiente che è già di per sé ricco di stimoli sonori di molti tipi diversi; aumentare a dismisura il carico uditivo con giocattoli oltremodo rumorosi, dotati di sirene assordanti, versi e rumori ad alto volume, parole in diverse lingue pronunciate con timbri squillanti e seguite da suoni elettronici, sonorità vuote che spesso producono eco, ottengono il risultato di disturbare il sistema nervoso del bambino creando irritabilità generalizzata.
I suoni sordi dei giochi in legno, soprattutto nei primi anni, aiutano i bambini a ricavare il massimo dall’esperienza multisensoriale che stanno vivendo e tutelano il loro bisogno, e il loro diritto, a concentrarsi e vivere in un ambiente non stressante dal punto di vista sonoro.

IL LEGNO NELL’INSEGNAMENTO MONTESSORI

In virtù di quanto finora detto sul rapporto fra apprendimento e 5 sensi, il legno certamente si situa molto comodamente fra i materiali scelti dal metodo Montessori. In questo approccio pedagogico, infatti, il bambino massimizza le sue esperienze in un ambiente di gioco e di vita che invita alla concentrazione e che stimola la sua naturale curiosità e voglia di imparare. Anche solo prendendo in considerazione le caratteristiche sonore del legno, comprendiamo molto bene come il legno non possa mancare e come, anzi, contribuisca ampiamente a creare questo tipo di ambiente educativo.

L’esperienza materiale non è sostituibile

L’esperienza diretta del bambino, quella davvero concreta e materiale, non può in alcun modo
essere sostituita dall’esperienza indiretta, astratta e concettualizzata, poiché fino a 6 anni il bambino non ha una struttura cerebrale adeguata per elaborare quest’ultima in maniera efficace e duratura.
Perché diciamo ciò? Perché soprattutto oggi assistiamo a una perdita progressiva dell’esperienza diretta dei bambini a causa di diversi fattori.
Innanzitutto gli strumenti tecnologici. Questi vengono erroneamente considerati fondamentali anche per i bambini molto piccoli: in qualche modo si ritiene che prima il bambino viene a contatto con smartphone, tablet e simili, prima impara a gestire la tecnologia “touch”, le applicazioni, le modalità online e meglio è per lui. Si crede che in qualche modo sarà più intelligente o che da genitori gli stiamo fornendo migliori strumenti per il suo futuro e che glieli stiamo fornendo “prima”. Addirittura definiamo i bambini di oggi intelligentissimi in virtù del fatto che imparano istantaneamente come sbloccare uno schermo o giocare con un’applicazione. E sono due le considerazioni importanti da fare qui: la prima è che stiamo parlando dei cosiddetti “nativi digitali”, i quali nascono in un contesto altamente informatizzato e di conseguenza trovano questa tecnologia molto più semplice e intuitiva, rispetto a noi adulti che abbiamo dovuto impararla e adeguarci a un sistema in evoluzione rapidissima. In secondo luogo, per quanto la modalità “touch” preveda l’utilizzo di dita e mani, questo non ha niente a che vedere con il senso del tatto: si tratta, in quest’ottica, di un’esperienza del tutto inadeguata e insufficiente che non sostituisce in alcun modo l’esperienza diretta come spiegata in precedenza.
Un secondo fattore è l’ansia genitoriale di fronte ai possibili pericoli. Proteggere i nostri bambini è sacrosanto ed è senza dubbio un dovere. Lasciarsi, però, guidare dalla paura nelle proprie scelte e vedere un pericolo di vita nella maggior parte delle esperienze del bambino si traduce nel ridurre di molto le sue opportunità di apprendimento diretto. Talvolta l’ansia riguarda proprio il legno: il bambino potrebbe farsi male o potrebbe magari lanciare il gioco. Ma se il bambino si trova nella condizione di “saltare” l’esperienza concreta e diretta nei primi anni di vita, non potrà mai più recuperarla con la stessa profondità di apprendimento e crescita. Alcune esperienze vengono realmente perse per sempre.

Impariamo quindi a calarci nel loro mondo e a guardare i giochi in legno con i loro occhi: i bambini trovano il legno interessante e stimolante, fonte di continuo “studio” e sperimentazione. Vivere la ricchezza sensoriale è essenziale: ecco perché i giocattoli in legno non possono mancare nella cesta dei giochi!

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