Giocattoli educativi o Giochi intelligenti?

Giocattoli educativi o Giochi intelligenti?

Se vi sembra una domanda buffa perché i due concetti sono equivalenti, sappiate che lo sono solo in apparenza.
Ecco perché ci sembra importante e utile per i genitori fare una distinzione fra il concetto di “gioco educativo” e di “gioco intelligente”.
Se anche voi vi fate domande su quali siano i giochi giusti da dare ai vostri figli, ma vi sentite un po’ confusi e disorientati nel mare di proposte, allora siamo felici di aiutarvi a fare un po’ di chiarezza.

GIOCHI INTELLIGENTI

Vi possiamo dire fin da subito che i “giocattoli intelligenti” non esistono.
Esistono giocattoli che, in quanto strumenti per il bambino, sono ben concepiti e realizzati, che mettono i bambini in condizioni di approfondire curiosità, allenarsi su determinate competenze, dare libero corso all’ispirazione e alla creatività. Giocattoli che sono a servizio dell’intelligenza del bambino.
Esistono al contrario giocattoli non utili, giochi anti-educativi che rubano ai bambini la possibilità preziosa di fare da se’, di mettersi in gioco, di sfidare se stessi dal punto di vista intellettivo, fisico, emozionale, relazionale.

Questione di aspettative

I giocattoli intelligenti non esistono soprattutto se con questa definizione identifichiamo giochi dai quali ci aspettiamo risultati grandiosi: che il bambino cominci a parlare, che impari a stare seduto, che sviluppi abilità di qualche tipo superiori a tutti gli altri, ad esempio.
Posto che la crescita di un bambino non è e non va vissuta come una gara, è fondamentale non proiettare aspettative enormi né su un oggetto né sui nostri figli. Non è l’oggetto che stiamo acquistando che lo farà parlare (in italiano o in altre lingue), né il gioco che gli mettiamo in mano che potrà da solo “insegnare” qualcosa in maniera esaustiva.
Nel nostro desiderio di dare il massimo degli stimoli ai nostri bambini, può capitare di perdere di vista la consapevolezza in questo senso. Proviamo ad approfondire un po’ le ragioni delle nostre scelte e a portarle alla luce, al livello cosciente: cosa mi aspetto da questo gioco? Come mi immagino i miei figli (magari in un futuro lontano) in virtù del fatto che hanno utilizzato proprio quel giocattolo? Il mio cuore di genitore è solleticato e compiaciuto nell’immaginarli scienziati, personaggi famosi, individui geniali? Certo, ci sta: chi non desidera il meglio per loro?
Quello su cui ci è d’aiuto riflettere è che consegnando a un oggetto il potere di “insegnare” ai nostri figli e di determinare il loro futuro, rinunciamo al nostro compito educativo. Diamo poco valore a noi stessi (come persone e come educatori), all’impatto della nostra presenza e della nostra guida, alle potenzialità creatrici infinite che stanno proprio nel cuore della relazione genitori-figli.
I bambini imparano molto di più, più facilmente e più stabilmente nel tempo se l’apprendimento è spontaneo, cioè proviene dall’esperienza diretta e materiale con il mondo che lo circonda, o se passa dalla relazione con le figure di riferimento. Una sorta di “scopriamo, meravigliamoci e divertiamoci insieme”.
L’oggetto in se’, il giocattolo, deve essere solo uno strumento, un mezzo. Ecco allora l’importanza di scegliere quel mezzo con cura e soprattutto con obiettività.

Giochi elettronici = giochi intelligenti?

Spesso “giochi intelligenti” ci evoca l’immagine di giochi elettronici (tipo applicazioni per smarphone o tablet) che promettono di insegnare qualcosa ai bambini; oppure ci fanno venire in mente quei giochi in plastica per i più piccoli, nei quali schiacciando un pulsante fuoriesce un animale, mentre una voce registrata ne riproduce il verso, spiega cosa fa quell’animale, dove vive, di cosa si nutre, come si chiama in inglese, ecc.

Ecco, questi sono giochi elettronici. E spesso, purtroppo, di intelligente hanno ben poco.
Si tratta di giocattoli che non possono nemmeno lontanamente sostituire l’esperienza reale che intendono rappresentare, sottraggono stimoli concreti e riducono la capacità di apprendimento.
Impoveriscono l’esperienza dell’infanzia in tutta la sua multiforme varietà.
Rubano la profondità dell’esperienza diretta.
Disorientano il bambino che sarà forse competente da un punto di vista virtuale, ma purtroppo poco o niente dal punto di vista reale.

E’ così che si arriva al punto in cui i bambini sanno di che colore è l’erba perché il disegno da copiare sul tablet li ha istruiti, ma non hanno mai avuto l’occasione di camminarci sopra a piedi nudi. O che non hanno mai visto, sentito e inseguito dal vero una gallina; né giocato a raccogliere, osservare o lanciare sassi prima di dedicarsi allo studio dei vulcani online.
Se vi sembrano esempi strampalati, allora sappiate che non lo sono per nulla: sono casi tutt’altro che isolati della generazione dei bambini digitali, esempi che moltissime maestre potranno riportarvi in questo decennio.

I giochi elettronici sono creati per vendere, non per essere utili.
Sono creati per colpire e indurre all’acquisto, non per far accendere lampadine luminosissime nella mente super-potente dei bambini.
Per massimizzare un profitto, non per durare nel tempo e nell’interesse dei bambini.

Sono davvero questi i mezzi che vogliamo mettere nelle mani dei nostri figli?
Stiamo scegliendo consapevolmente questi intrattenimenti per loro?
Date queste caratteristiche, chiediamoci davvero: sono in linea con il nostro intento educativo? Sì, proprio quello del quale traboccavamo nei primi mesi di vita, quando ancora emozionati stringevamo i nostri piccoli giurando con il cuore in mano che avremmo fatto il massimo e anche oltre per renderli esseri umani intimamente felici, compiuti, abili?

GIOCHI EDUCATIVI

I giochi educativi sono strumenti attraverso i quali un bambino ha la possibilità di fare esperienza del mondo e di se stesso, giocattoli che il bambino sia libero di “trasformare” in base al momento e all’interesse, che lo mettano nelle condizioni di esprimere se stesso e tutta la sua innata potenza creatrice senza condizionarlo, sostituirsi a lui o bombardarlo di stimoli.
La differenza che passa tra un gioco tradizionale e uno educativo è la stessa che passa fra il regalare un cibo confezionato e l’insegnare a cucinare: quanto è più aperta la seconda esperienza alla creatività, alla sperimentazione, alla scoperta di sé, all’autonomia?
Il gioco educativo è inevitabilmente un mezzo, uno strumento più neutro possibile che il bambino possa utilizzare per ricavarne il massimo nel momento evolutivo che sta vivendo, con le competenze che può mettere in campo proprio in quel momento.
I giochi educativi solleticano l’intelligenza del bambino, spingendolo a desiderare spontaneamente di andare oltre i suoi limiti grazie all’esperienza diretta.
Inutile, in questo senso, scegliere giocattoli per bambini più grandi nell’errata convinzione che questi risultino educativi: se per essere utilizzati e giocati essi danno per scontate abilità che il bambino non ha ancora acquisito, allora rappresenteranno solo un ostacolo all’apprendimento e un pericolo concreto per la sua autostima.
Ben altra cosa è utilizzare le competenze acquisite per comprendere il gioco, rielaborarlo e desiderare di andare oltre nelle proprie conoscenze ed esperienze.
Educativo è qualcosa che il bambino “reimpasta” e nel quale mette se stesso e tutta la sua unicità per cementare o produrre qualcosa di utile alla sua crescita.
E’ educativo ciò che rispetta le esigenze del bambino: anche le esigenze di vuoto e silenzio, perché è anche in esse che lui potrà depositare qualcosa di suo e riempire quel “vuoto” con qualcosa di nuovo e personalissimo.

Anche in questo caso sfatiamo due miti diffusi:

  • i giochi educativi sono i giochi didattici;
  • i giochi educativi “insegnano”;

I giochi didattici

Se anche voi al suono di “giochi educativi” percepite un sentore di noia, lavoro, fatica, scuola, allora siamo felici di rassicurarvi: questo forse vi capita perché siete vittime del falso mito numero 1 (leggi sopra)!
I giochi didattici sono quelli utilizzati dagli insegnanti per supportare, appunto, l’attività didattica e coinvolgono conoscenze e metodi che, giustamente, non sono di pertinenza del genitore: come a dire “a ognuno il proprio mestiere”!
Non sorprende, quindi, se li percepite come noiosi e faticosi: sono gli insegnanti a conoscere bene questi strumenti e ad avere le competenze giuste per ricavarne il massimo in termini di apprendimento e coinvolgimento.
Sono abbastanza facili da riconoscere perché sono poco appariscenti, poco strutturati, apparentemente molto semplici e ripetitivi. Solo apparentemente: in mano a un insegnante prendono magicamente vita e senso!
Lasciamoli quindi a loro, non cerchiamo di sostituirci all’insegnante, anche perché potremmo rischiare di creare confusione nei bambini utilizzando metodi magari diversi.

Il gioco educativo non sostituisce l’adulto, né la relazione

Anche in questo caso vale il discorso fatto in precedenza: guardiamoci dal pensare che sia il gioco a dover insegnare qualcosa e che, in quanto tale, soppianti l’adulto e/o la relazione.
Un giocattolo è “solo” un giocattolo: non donerà magicamente competenze straordinarie a nostro figlio e non lo farà diventare un genio.
Né ci deve far sentire paghi nel nostro compito educativo quando gliene regaliamo uno, ma non vogliamo averci niente a che fare.
E’ forse forte come input, ma dobbiamo ammettere che abbiamo vite molto piene di impegni, faccende da sbrigare, situazioni da gestire: oggi la vita è fatta così, è un dato di fatto.
Oltre alla stanchezza fisica e mentale che questo comporta, anche la nostra energia emotiva ne è coinvolta e la soglia di consapevolezza non può che esserne minacciata: niente di più facile e umano che scivolare pian piano e senza accorgersene in scelte in qualche modo “comode”, che non erodano anche la poca energia che ci è rimasta e che non pongano ulteriori sfide alle nostre emozioni, al tempo a disposizione, alla nostra resistenza. Comprensibile? Altroché!

Collegarsi alla motivazione

Ma dove sta la chiave di volta? Come fare scelte consapevoli per i nostri figli?
Così come la maternità e la paternità ci hanno regalato energie (e livelli di pazienza) che MAI avremmo immaginato di avere, allo stesso modo la motivazione può fare magie per noi e per la centralità che hanno le nostre scelte sulla loro crescita.
Ma che c’entra tutto ciò con i giochi educativi? C’entra molto, perché prima di acquistare un giocattolo è opportuno fare un check: la prima volta sarà un po’ più lungo perché può essere che sia passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo esercitato la nostra capacità di osservazione e analisi in questo senso, ma senza dubbio sarà poi sempre più facile e veloce! E soprattutto ne vale la pena, perché stiamo parlando del ruolo più prezioso e alto che un essere umano possa scegliere: accompagnare un altro essere umano.

Prima parlavamo del nostro intento educativo, dell’amore traboccante che abbiamo provato diventando genitori e dell’impegno che ci siamo stati felici di prenderci in quell’attimo per la loro vita e realizzazione.
Perfetto; ricolleghiamoci proprio a quello. Riportiamoci con la mente a quel momento, cerchiamo di rivivere le stesse emozioni, la stessa genuinità di intenti, lo stesso senso di onnipotenza intesa come “io farò qualsiasi cosa e mi spingerò oltre i miei limiti perché tu sia felice”.
Rivivere quel momento e allenarsi a riportarlo alla coscienza è di fondamentale utilità perché ci aiuterà a mantenere il focus su ciò che è davvero importante senza farci distrarre.

Una volta fatto questo e con una coscienza maggiore di cosa è (e cosa non è) un gioco educativo, impariamo a farci le domande giuste:
Perché voglio questo gioco per mio figlio? Perché lui/lei lo vuole? E’ utile per la sua crescita? Lo accompagna nel suo percorso di vita stimolandolo a scoprire nuove potenzialità in se stesso? Lo sovrasta di stimoli? Limita la sua esperienza? E’ in linea con il nostro intento educativo di genitori? Lo desidera perché l’ha visto mille volte in TV? Apporta qualcosa di nuovo nella sua vita? Serve solo a passare il tempo? Lo aiuta a creare relazioni sane con gli altri esseri umani? Lo voglio perché così gioca per conto suo e io posso dedicarmi ad altro? E’ la scelta più facile? E’ un mio alleato nel progetto educativo che ho pensato per lui?

Le scelte che operiamo oggi per i nostri figli fanno la differenza per il momento presente e avranno un impatto cruciale sul loro futuro: alimentiamo con la pratica la fiducia in noi stessi come educatori e manteniamo saldi gli obiettivi educativi.

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